L’arte recitativa nella scuola Waldorf

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Adattamento scenico per una ottava classe tratto da La pulzella d’Orleans di Friedrich Schiller (a cura di Simona Radighieri).

Addio montagne, addio care praterie, fide tranquille valli! Non più tra voi passeggerà Giovanna, per sempre Giovanna vi dà l’addio. Voi prati che io innaffiai, voi alberi che piantai, continuate felici a verdeggiare! Addio grotte e fresche sorgenti, e tu Eco, voce soave di queste valli che sì spesso rispondesti ai miei canti, Giovanna se ne va per non più ritornare! Voi luoghi di tutte le mie tacite gioie, io vi abbandono per sempre; disperdetevi, o pecore, per questi dirupi; siete ormai un gregge senza pastore; ben altro gregge devo pascere, là sui cruenti campi del pericolo; è calata su di me la chiamata dello spirito, nessuna terrena ambizione m’incalza.

La recitazione è un’arte che accompagna il percorso scolastico già dai primi anni. C’è sempre molta attesa nei bambini, poi nei ragazzi, della rappresentazione annuale che è vissuta con trepidazione ed aspettative. Facendo teatro, ed altre espressioni artistiche, l’insegnante giunge ad una migliore conoscenza dei suoi alunni. Possibilità e limiti, prima sconosciuti, vengono in luce. Per esempio, un bambino scontroso, mostra il suo lato comico. Un bambino rumoroso appare timido, un sognatore salva la scena con la sua presenza di spirito, quello che appare sempre sicuro di sé, si mostra timido.

Il teatro è uno specchio impietoso.

Con l’aiuto dei loro insegnanti, i bambini formano il carattere e vincono gli ostacoli interiori. I bambini e i ragazzi amano molto il teatro. Un lungo percorso li attende: sviluppare una buona qualità dell’espressione linguistica, la cura e l’attenzione ai movimenti, la capacità di identificazione con il proprio ruolo e la fantasia.

La parola è molto personale ed intima e quando si porta coscienza alla parola, i bambini sperimentano il proprio limite, ma con l’accompagnamento amorevole dei loro insegnanti, hanno la possibilità di superarlo.

La grande prova dell’ottava classe, è la rappresentazione teatrale, dietro la quale c’è da un lato il legittimo desiderio dei ragazzi di interpretare il “loro” personaggio, dall’altro quello dell’insegnante che tenta, da un punto di vista pedagogico, di stimolare i ragazzi attraverso un personaggio particolare.

Nascono a volte, piccoli e grandi drammi nel corso della preparazione dell’opera e risolverli è talvolta davvero un’arte. Capita sovente che qualcuno studi poco la sua parte e dapprima è il maestro che si preoccupa del buon andamento del lavoro comune. Più il tempo stringe, più è la classe stessa che si preoccupa per la buona riuscita del lavoro ed il docente capisce che ormai l’unità della classe è fatta. È un grande lavoro sociale che coinvolge non solo i ragazzi, ma molti insegnanti che si occupano dei costumi, degli scenari delle musiche. E, a sostenere tutto il lavoro, i genitori.

Nei ragazzi, oltre alla bella esperienza, lo stare soli e saldi di fronte al mondo, rappresentato dal pubblico, fa presagire davvero quella maturità terrestre che non è solo un cambiamento delle loro forme esteriori.
Poi tutto vivrà, spettatori compresi, nella memoria del cuore.

Perché Giovanna d’Arco

Le storie di uomini e donne, accompagnano tutto il percorso scolastico dalle fiabe alle biografie. E nelle classi settima e ottava, le biografie assumono un ruolo pedagogico-formativo di grande importanza. È attraverso pensieri, sentimenti ed azioni di uomini e donne che hanno trasformato positivamente aspetti della civiltà e della storia, ma a volte anche negativamente, che i ragazzi trovano modelli da sublimare o da biasimare e denigrare. In questo modo sviluppano la capacità di riconoscere ciò che è buono, bello e vero per la loro interiorità e per il mondo. Ideali che li accompagneranno nel percorso travagliato e carico di ostacoli che è l’adolescenza. L’elemento drammatico, che inizialmente era stato avvicinato al bambino dall’esterno, nei racconti, si interiorizza nella pubertà. Ora il ragazzo si trova nell’età adatta per portare interamente ad esperienza nell’interiorità, l’elemento drammatico come tensione tra luce ed ombra. Giovanna d’Arco ha rappresentato un esempio di dedizione, fede e coraggio e di lotta tra il bene e il male, che ha toccato i cuori dei ragazzi di ottava.

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