Il gioco nel primo settennio

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Rudolf Steiner ha sottolineato come per educare sia importante nutrire un vero amore verso l’essere umano e basarsi su una profonda conoscenza della sua natura. In tal senso egli ci ha fornito indicazioni precise.

Il corso della vita umana rispetto alla sua evoluzione, si può suddividere in settenni. In particolare nel primo settennio per il bambino, dice Steiner, il mondo è buono. Questo significa che il bambino vive in una totale empatia verso l’ambiente e le persone che lo circondano. Per comprendere meglio quest’aspetto, è importante sapere che l’essere umano non è costituito solo da un corpo fisico. Vi è un corpo più sottile, che Steiner definisce corpo eterico, che è la sede di tutte le forze di crescita e rigenerative come anche di quelle della memoria e del pensare.

Queste forze, comprese quelle della memoria e del pensare, fino al cambiamento dei denti, che avviene intorno ai sette anni, sono tutte impegnate nell’attività organica, all’interno dell’organismo. Nei primi due anni e mezzo di vita, è così intenso il lavoro di strutturazione e organizzazione fisico-corporea, che le forze eteriche sono tutte concentrate all’interno del capo. Infatti è in questi anni che il bambino impara a erigersi, a camminare e a parlare.

Queste conquiste avvengono mentre le forze del corpo eterico lavorano alla conformazione del cervello. Per il bambino il mondo è buono perché è ancora ricolmo della dedizione che si sviluppa nei mondi spirituali dai quali proviene; la sua fiducia nel mondo è incondizionata; per lui il mondo è morale e degno di essere imitato.

Egli è pronto ad accogliere come buone le immagini che gli portiamo incontro ed essendo nella totale apertura, tutto può lasciare un’impressione in lui. Imprimere significa lasciare un segno. Il suo mondo, l’ambiente in cui vive, come i sentimenti delle persone da cui è circondato, lo compenetrano, lasciando segni che lo plasmano fin sul piano fisico, contribuendo anche alla configurazione dei suoi organi interni.

L’animale nasce con organi già organizzati in base alle esigenze della sua specie. L’uomo no. Deve imparare dal mondo esterno le abilità necessarie e i suoi organi sono estremamente plastici nei primi anni di vita. Durante i primi mesi, più di qualsiasi stimolo esterno è importante il contatto umano. Il neonato è tutto organo di senso, non è in grado di discernere le immagini che gli vengono incontro e nei momenti di veglia è grande il lavoro che compie per imparare a riconoscere i suoni, le luci, i visi. Una stanza con luci soffuse, la porta che si apre e chiude, la voce della mamma, un nuovo viso che gli sorride, la coperta, gli oggetti sul fasciatoio… sono già una ricca gamma di esperienze da percepire e riconoscere per lui.
Gli organi di senso impiegano tanto tempo ad affinarsi e all’inizio hanno bisogno di impressioni tenui.

Per riconoscere correttamente un suono, è importante poter percepire il silenzio. Evitando quindi di appendere oggetti sonori o d’intrattenimento alla culla o al passeggino, in realtà aiutiamo il bambino a fare una più graduale, reale e sana esperienza del mondo.

Quando impara ad afferrare, ecco che la scoperta di se stesso diventa il gioco più importante. Afferrarsi mani e piedi, toccare e scoprire le varie consistenze di ciò che lo circonda. Capelli, occhiali, abiti della mamma, diventano interessantissimo terreno di esplorazione anche e soprattutto perché resta sempre il contatto umano ciò di cui ha più bisogno per fare esperienza.
Ecco perché quando inizia a camminare e finalmente può raggiungere gli oggetti che avrebbe sempre voluto afferrare, cerca i cassetti della cucina o la cassetta degli attrezzi.

Non c’è differenza tra ciò che l’adulto considera lavoro e il gioco per il bambino.

Allora ecco che inizia a seguire l’adulto e a provare inter-esse (voler stare-fra) per tutto ciò che fa. Stare tra la mamma e l’aspirapolvere, tra il papà e il giornale; vuole accompagnare tutti i gesti quotidiani.

Il compito dell’educatore non è quindi quello di portare incontro al bambino le cose attraverso la volontà, ma attraverso l’esempio. L’adulto si deve rendere imitabile attraverso l’autoeducazione. Un bambino non impara a camminare perché noi lo vogliamo, ma in libertà, con i suoi tempi, osservando e imitando un adulto nella sua posizione eretta.

A due anni

A due anni il bambino si diverte a giocare a nascondino, perché non è sicuro di esistere davvero e prova grande gioia nel ritrovarsi. Se facciamo una torta di sabbia, tenta di mangiarla, mentre a tre anni sa che è un gioco.

Intorno ai tre anni, parte delle forze fino ad ora tutte impegnate nella configurazione del capo, si liberano e il bambino inizia a percepirsi come un “Io”, inizia a dire “Io” a se stesso; memoria e fantasia iniziano a configurarsi e svilupparsi.

E’ assolutamente nocivo proporre al bambino di questa età giochi di memoria. Deve essere ancora lasciato andare liberamente incontro a ciò che lo interessa. Ora inizia a sperimentare se stesso riportando i gesti che vede fare nella quotidianità nel gioco e tutto diventa tutto. Un semplice pezzo di legno può diventare un ferro da stiro, una barca, un telefono e molto altro. Un bastone può diventare l’aspirapolvere della mamma, ma questo non significa che voglia pulire perché vede sporco, ma che desidera imitare la mamma che lo fa. La sua volontà si esprime attraverso il gioco, imitando e reinterpretando quello che ha visto e vede fare dagli adulti intorno a lui.

Ecco perché diventa non solo inutile, ma estremamente limitante per il bambino ricevere giocattoli strutturati. Regalargli un piccolo aspirapolvere di plastica, o una macchinina telecomandata, è chiuderlo in un oggetto che ha una forma definita, non può diventare niente altro, quindi non da la possibilità alla fantasia del bambino di esprimersi.
Giochi che giocano da soli, colorati e strutturati, creati per intrattenere il bambino, in realtà limitano il suo bisogno di espressione. La fantasia viene imprigionata.

Steiner dice: “Le cose migliori sono quelle che suscitano il sentimento di interiore vivacità”.

E’ attraverso il gioco che egli inizia a capire come funzionano le cose, le leggi fisiche come quelle di comportamento. Per questo è importante che il bambino sia circondato da adulti che compiono gesti sensati e lascino liberare la sua fantasia.

I tanti giocattoli che si possono trovare sugli scaffali dei supermercati o dei negozi oggi, non rappresentano la realtà, ma sono caricature che presuppongono che il bambino possegga già la facoltà di comprendere l’ironia. Ma non è così.

Sono giochi che rappresentano la fantasticheria, non la realtà.

La parola “fantasticheria” è per definizione il “lavorio della mente nell’immaginarsi le cose più astruse, irreali, strampalate”. La definizione di “fantasia” è invece la “facoltà dello spirito di riprodurre o inventare immagini mentali in rappresentazioni complesse, in parte o in tutto diverse dalla realtà”.

“La fantasia non fa castelli in aria, ma trasforma le baracche in castelli in aria”.
(Karl Kraus)

Giocattoli creati per in-trattenere, trattenere dentro, sono l’esatto contrario di ciò che il bambino cerca, di cui necessita, cioè esprimere liberamente il proprio impulso volitivo che va verso il futuro. Il bambino piccolo, ci dice Steiner, è puro movimento e il suo gioco non è finalizzato alla realizzazione di un prodotto finito, ma all’espressione del suo impulso volitivo.

Giocare significa essere nel processo; è un’azione pervasa di grande serietà e dedizione.

In asilo si possono vedere gruppi di bimbi che spostano tavoli, panche e sedie per costruire grandi case e una volta terminato il lavoro spostarsi dall’altra parte della stanza e ricominciare. Poche cose e non strutturate, materiali viventi come il legno e la lana, permettono al bambino di pervadere il suo gioco di fantasia e questo impulso se lasciato esprimere liberamente si metamorfoserà da adulto in qualità umane come la pazienza, la perseveranza, la capacità di affrontare il futuro in modo creativo, di incontrare l’altro e avere fiducia in se stesso.

A cinque anni

A cinque anni le forze eteriche che hanno presieduto all’organizzazione del respiro e della circolazione sanguigna si liberano, i tempi di concentrazione aumentano, il bambino è in grado di farsi delle rappresentazioni, cioè di immaginare ciò che vorrebbe creare e di conseguenza inizia a stabilire regole e ruoli all’interno del suo gioco. Nel sociale scopre il piacere di costruire e organizzare giochi per gli altri, come teatrini e spettacoli.

Puzzle e giochi di memoria che sono proposti sempre prima per la loro azione didattica, fanno parte di un tipo di esperienza astratta che richiede forze che al bambino di cui ancora non dispone. Ciò che può cambiare intorno a lui non sono gli oggetti, ma l’atteggiamento dell’adulto. Diventa infatti ricettivo all’autorità e si può iniziare a fargli delle richieste, a dare piccoli compiti.

Il cucchiaio che nei primi mesi di vita era così misterioso e affascinante da osservare e afferrare, verso gli 1-2 anni è diventato un oggetto da battere per sentire i suoni che può produrre, poi l’oggetto col quale mangiare o giocare, ma ora che grande gioia prova nell’accorgersi che è in grado di andare a prenderlo per apparecchiare come gli ha chiesto la mamma, e di riporlo nel cassetto!

A sette anni

Dai sette anni, età in cui si liberano le forze eteriche che hanno lavorato al sistema degli arti e del ricambio, iniziano a prendere vita le attività del pensiero e della memoria; il bambino è in grado di prevedere e si interessa a giochi sempre più finalizzati e strutturati da regole e ruoli.

In breve il bambino ha bisogno di prendere il mondo sperimentandolo con tutti i sensi, per poi poterlo com-prendere attraverso il gioco ed è solo così che sarà in grado in seguito di trasformarlo.

I troppi giocattoli che oggi la nostra società tende a proporre, fanno del bambino un consumatore, lo costringono ad abbassare la soglia della sensibilità per potersi abituare al continuo variare di oggetti che lo circondano. Perde così il contatto con il proprio impulso volitivo a prendere e comprendere il mondo, con una conseguente perdita di perseveranza nell’azione e forze di fantasia. Il bambino ha bisogno di provare simpatia per il mondo per poter andare con volontà verso il futuro e il gioco compenetrato di fantasia è espressione di questa volontà in immagini trovate attraverso il fare in libertà.

In un mondo così ricco di eccessi è compito degli educatori, insegnanti o genitori, chiedersi di cosa realmente abbia bisogno un bambino, che cosa significhi essere un bambino. Tutti gli impulsi di cui come adulti dobbiamo occuparci di circondarlo sono quelli dell’affetto, della bellezza, della verità.

Lasciamolo al gioco che parte da lui, lasciamolo vivere liberamente il suo sviluppo graduale.

L’insoddisfazione e i capricci nascono da processi di crescita disturbati, da una coscienza risvegliata troppo precocemente.

Ciò che di importante può fare l’adulto come educatore per il bambino è lavorare su se stesso, auto-educarsi per essere un corretto esempio morale, per rendersi imitabile perché ciò a cui più di tutto il bambino profondamente aspira è DIVENTARE UOMO.

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