Tra Carnevale e Quaresima

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Questi giorni di febbraio a cavallo tra carnevale e quaresima consentono di fare, a chi si interroga sul corso dell’anno un’esperienza del tutto particolare.

Con il Natale, la terra ha superato la sua fase di inspirazione, e l’allungarsi del giorno è divenuto un fatto del tutto evidente. Siamo usciti dal periodo più oscuro dell’anno e ciò che si era raccolto come germe in seno alla terra comincia a germogliare. Prima che il processo di risveglio della natura abbia una sua manifestazione conclamata, alcune settimane prima dell’inizio della primavera, la vita vegetativa della terra è in grande movimento.

Gli esseri elementari che la terra aveva richiamato e raccolto in sé cominciano a liberarsi, ad agire nel mondo vegetale risvegliandone la vitalità, la vita vegetativa entra in un movimento che si renderà manifesto solo a primavera. Anche nell’uomo qualcosa si risveglia, il gesto di contrazione animica, di chiusura in sé, che aveva caratterizzato la fase discendente dell’anno si scioglie e comincia ad aprirsi; è un’esperienza di disgelo esteriore ed interiore.

Ciò che si apre ha, a tutta prima, una forma caotica, quasi impercettibile. La parola febbraio deriva da febbre e l’umanità in questo momento dell’anno è attraversata dalla febbre del carnevale. Il mascherarsi, il travestirsi per interpretare un altro essere, un’altra parte, un altro ruolo è, in realtà, un antico esorcismo. L’astralità indomita che si libera nell’aria trova la sua espressione nella maschera carnevalesca. Il Carnevale richiama i baccanali, le feste dionisiache, ed è molto significativo che nell’antica Roma, patria del diritto, gli omicidi compiuti durante il carnevale non fossero passabili di pena. Come ci fosse bisogno che questo primitivo risveglio trovi una sua espressione esteriore.

Nel Carnevale si esprime qualcosa di arcaico, di evocativo, di confine tra realtà materiale e realtà immateriale, tra luce e tenebra, tra mondo dei vivi e mondo dei trapassati. Non può sfuggire una sorta di elemento di tragicità, di morte, di soglia che sottintende il carnevale. E questa è anche l’esperienza interiore dell’anima che si vive più o meno consapevole di questo particolare momento. Il calendario dell’anima di questa settimana recita:

“Il mondo ora minaccia di stordire dell’anima la forza innata; or sorgi tu, ricordo, dal fondo dello spirito splendente e la veggenza accrescimi che solo può sussistere mercé la forza della volontà”

Ci sono dunque forze che prendono l’uomo e lo stordiscono, lo rendono incapace di ricordare, di essere in sé di percepirsi nella propria umanità, solo appellandosi al ricordo dell’essere attraverso un atto di volontà si possono attivare quelle forze che rendono l’uomo uomo, l’uomo libero. Il rientrare in sé, il non perdersi ma ritrovarsi è il compito di ognuno, non a caso il calendario liturgico pone il periodo della quaresima in questo momento dell’anno, come tempo di purificazione e preparazione alla Pasqua.

Dopo il martedì grasso il mercoledì delle ceneri… chi compie un cammino cristiano deve lavorare su di sé per evitare che l’astralità esorbitante attacchi e sovrasti la propria umanità. Nel periodo che precede la Pasqua abbiamo il riflesso terreno del percorso dei 3 anni durante i quali la corporeità del Gesù di Nazareth albergò in sé l’Essere del Cristo. Durante la Sua permanenza in un corpo umano l’Io del Cristo trasformò la corporeità astrale, eterica e fisica di Gesù e aprì la strada affinché ogni uomo che volesse essere Suo discepolo potesse fare altrettanto. Come durante il periodo dell’Avvento siamo chiamati a sviluppare virtù particolari per non soccombere all’oscurità (giustizia, misura e avvedutezza, coraggio e saggezza) così anche in questo momento nell’anno siamo chiamati a fare un cammino che ci aiuti a conoscere noi stessi e il mondo fuori di noi. Siamo chiamati a sviluppare le tre virtù teologali: fede, amore o carità, e speranza.

Rudolf Steiner indica come la fede sia un’esperienza del corpo astrale, l’amore del corpo eterico e la speranza del corpo fisico. Nel nostro tempo abbiamo massimamente bisogno di fede, intendendo per fede quella capacità di cogliere ciò che nella realtà dei sensi è presente ma invisibile, la capacità di andare oltre la rigidità spaziale della percezione ordinaria per coglierne il movimento, il divenire. La fede è in realtà un esubero di forze dell’io che tracimano e si riversano nel corpo astrale trasformandolo.

“Se aveste fede come un granello di senapa potreste dire a quella montagna spostati”

Il nostro sguardo sul mondo diverrebbe veggente, profetico, capace di cogliere non solo lo spazio ma anche il tempo, non solo una fotografia del mondo, ma il suo tessere, il suo dispiegarsi nel ritmo, nel divenire. Questa capacità di accogliere le forze dell’io nel corpo astrale, ha come fondamento la capacità di trasformare le brame, le passioni, gli egoismi che sono in ognuno. Vederli, riconoscerli, accettarli per poterli trasformare grazie alla forza del Cristo in noi, e questo lavoro diventa particolarmente necessario in questa stagione, stagione di risveglio delle forze di natura in noi. Potere accompagnare il risveglio di natura in forze di rinascita essere in grado di metamorfosarle è il compito che ci spetta da qui a Pasqua. È l’atto che segna il passaggio tra esseri di natura e esseri di grazia, tra creature e creatori, tra il principio del Padre e quello del Figlio.

Steiner indica lo sviluppo delle forze della fede come un compito del nostro tempo, della nostra epoca di cultura. Senza la fede l’uomo si inaridirebbe, non saprebbe più cosa fare di stesso, non sarebbe più in grado di orientarsi nella vita. Non si può avere fede se non si ha coraggio, il coraggio di guardare oltre, ma anche la fiducia di affidarsi alla saggezza divina, alle forze spirituali che sovrintendono il mondo fisico. Siamo tutti attaccati, provati, tentati nella nostra fede. C’è sempre qualcuno o qualcosa che vuole farci credere che il mondo finisce là dove finisce il nostro sguardo, che la realtà è solo quello che si mostra ai sensi.

In un un tempo che si sta presentando duro e difficile, in cui ciascuno è chiamato in prima persona ad attivarsi i migliori auguri, perché possiamo sviluppare forze di fede, di amore e di speranza lavorando per realizzare quelli che sono i veri motivi che ci hanno condotto fin qui.

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